Voglio dire: siete usciti dal cinema pienamente soddisfati? Io no. Ma visto che gli aspetti positivi non mancavano, tra i quali: cast, regia e scenografie/costumi di Panem, ho deciso di approfondire i motivi della mia delusione.
Inutile addentrarsi nella spinosa questione degli adattamenti dei romanzi: è innegabile che la cosa, dal punto vista commerciale, funziona , quindi dobbiamo arrenderci alle schiere di brutti adattamenti di bei libri e ottimi film tratti da libri scadenti che verranno (la coppia bel libro-bel film esiste ma, diciamoci la verità, è assai rara).
Partiamo dal concept, indubbiamente forte e interessante, con uno stile fantascientifico non troppo patinato che in America ha raccolto anche diverse critiche per l’associazione tra giovinezza e cruda violenza. Il libro (la trilogia Hunger Games si Suzanne Collins, in Italia è edita da è campione di vendite, il che non è garanzia di qualità ma qualcosa di buono deve pur avere… quindi l’ho letto, insieme a molte recensioni sul web, e ho concluso che il film è stato generalmente apprezzato da chi aveva già letto il romanzo, e criticato da chi è arrivato davanti allo schermo “vergine”, come la sottoscritta. La mia diagnosi a freddo ha nondimeno confermato la mia prima impressione, e cioè che le mancanze maggiori siano nella sceneggiatura. A questo punto orrei condividere alcune considerazioni entrando un po’ più nello specifico (ATTENZIONE SPOILER!)
- Il conflitto interiore “romantico” presente nel libro è difficile da raffigurare perché uno dei due contendenti (Gale) non è presente, ma ci si poteva comunque lavorare meglio. Ad esempio, visto che l’origine della spilla viene “tradita” (nel libro viene regalata a Katniss dalla figlia del sindaco, personaggio secondario non presente nel film), perché non farla diventare un pegno di Gale?
- Il conflitto romantico era l’unico che potesse essere aggiunto senza allontanarsi troppo dal libro (anche se andava reso più esplicito) perché il plot action è poco cinematografico essendoci lei da sola per tutta la prima metà del secondo atto (non è mica “Into the wild”!). Dopo la morte di Rue lei sembra prendere l’iniziativa, il ritmo accelera per poi tornare a rallentare nella parte in cui fa da infermiera a Peeta. Insomma manca il conflitto e la posta in gioco è sempre la stessa, un errore da dilettanti se pensiamo al tipo di film e al budget impiegato.
- La scena della rivolta nel distretto 11, assente nel libro, serve solo a fare ipotizzare lo sviluppo della storia ma si rivela una opportunità persa: invece la questione poteva essere utilizzata in modo drammatico già da questo primo episodio, anche senza anticipare i fatti del secondo. Tra l’altro questa possibilità sarebbe stata facilitata dalle scene relative agli intrighi di palazzo a Panem, giustamente inserite per compensare i momenti di lentezza del plot “action”.
- Anche il finale è un po’ buttato lì: il fatto che la storia faccia parte di una trilogia non significa che debba finire come la puntata di un serial (ad es. i film di Harry Potter sono tutti autoconclusivi). Inoltre ancora una volta non si sfrutta il conflitto interiore di lei: la tenerezza che lei prova verso Peeta confligge con la voglia di tornare alla vita di prima (e da Gale, anche se questo aspetto nel libro rimane sfumato). Ma la sua mancata sottomissione alle regole di Panem le impongono di portare avanti la relazione con Peeta aumentando il conflitto nel loro rapporto. Di tutto questo nel film non c’è che un pallido abbozzo, quando invece poteva portare un po’ di profondità drammatica ai personaggi dando tra l’altro la possibilità di accorciare l’arena, che a tratti risulta pesante.
Non c’è da stupirsi, quindi, che i lettori del libro siano stati gratificati da questo adattamento, già conoscendo le questioni (melo)drammatiche interiori dei personaggi. Gli altri sono stati ingiustamente sacrificati (forse anche a causa di tempi produttivi stretti?). Ad ogni modo il libro avrebbe meritato una sceneggiatura più solida e, forse, coraggiosa: dopo tutto siamo nell’epoca della trans-medialità, perché non aggiungere qualcosa alla trama anziché lavorare sempre e solo di sottrazione dal testo narativo?










